Apporto di metalli pesanti e sostanze indesiderate al suolo a seguito dell'utilizzo agricolo di biomasse, valutazione dell'effetto sulla fertilità del suolo

L'esigenza di trovare una soluzione allo smaltimento di materiali come fanghi di depurazione e biomasse in genere, ha fatto individuare nel suolo agrario il loro naturale sito d'utilizzo. In questo modo vengono restituiti al terreno, mediante la chiusura del ciclo, tutti quegli elementi nutritivi che l'agricoltura sottrae continuamente. L'applicazione al suolo dei fanghi di depurazione rappresenta quindi una possibile via alternativa allo smaltimento di questi materiali, meno costosa rispetto all'incenerimento e alla discarica, che può contribuire a risolvere il problema del riciclo dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione.

Il recupero di tali biomasse per la fertilizzazione può costituire peraltro una pratica molto vantaggiosa in quanto consente di sfruttare le proprietà concimanti ed ammendanti che sono insite nei fanghi di depurazione, rappresentando una fonte potenziale di elementi nutritivi, in primo luogo azoto e fosforo, oltreché potassio, calcio e magnesio, e di sostanza organica. Tuttavia, la presenza di elementi indesiderati riscontrata nei fanghi, in particolare le elevate concentrazioni di metalli pesanti quali zinco, rame, nichel, cadmio, piombo, mercurio e cromo, li rendono difficilmente gestibili.

Numerosi studi sono stati condotti per valutare gli effetti dei metalli pesanti, somministrati al terreno in diverse forme, sul sistema suolo-pianta. Il problema non è di facile soluzione come dimostra il fatto che i risultati finora conseguiti da ricercatori italiani e stranieri, sono approssimativi e a volte contraddittori. Obiettivo principale dell'attività di ricerca della Sezione di Nutrizione Minerale è quello di conoscere la dinamica dei metalli pesanti giunti al suolo attraverso l'uso di fanghi di depurazione e/o di reflui zootecnici. Altro scopo, non meno importante, è quello di valutare l'effetto che la componente organica delle biomasse esercita sulle proprietà fisico-chimiche dei suoli.

Una prima fase di questi studi si può considerare conclusa in quanto ha consentito di mettere in evidenza, tenendo conto dei diversi fattori che influenzano la fissazione nel suolo dei metalli (pH, quantità e il tipo di associazione argillosa, sostanza organica, ossidi di ferro ecc.) che non sussiste a breve termine un reale pericolo di accumulo o inquinamento ambientale, nelle condizioni in cui le normative vigenti consentono di apportare metalli pesanti ai suoli agrari.

La Sezione di Nutrizione Minerale, nell'ambito della attività ordinaria, tenendo conto della complessità delle ricerche proposte e condotte fino ad oggi è impegnata nella prosecuzione di alcune indagini che, a seguito dei risultati conseguiti, necessitano di particolari, utili approfondimenti. I filoni di indagine hanno come obiettivo comune il perseguimento di una agricoltura ecocompatibile, obiettivo che una moderna ricerca in agricoltura non può non tenere ben presente e che deriva da una nuova sensibilità, ormai affermata a livello nazionale, europeo e mondiale per i problemi di interesse ambientale. L'agricoltura infatti, e questo è l'interesse primario perché possa adeguarsi alle esigenze ambientali, necessita di conoscere quali siano precisamente queste esigenze e soprattutto richiede una ricerca mirata e condizionata dalle diverse problematiche territoriali.

In tale ambito l'attività di ricerca della Sezione, si concretizza in indagini sulla problematica delle sostanze indesiderate, che possono giungere al suolo con le diverse pratiche agricole, studiandone l'impatto dal punto di vista chimico, fisico ed anche biologico. Altro filone di indagine da proseguire ed approfondire è quello relativo alla dinamica del fosfato nei suoli, soprattutto a seguito di utilizzo agricolo di biomasse di diversa natura.

Relativamente agli studi inerenti la problematica dei metalli pesanti, vengono proseguite le indagini in atto presso i siti sperimentali oggetto di studio nei precedenti anni al fine di pervenire ad una valutazione dell'effettivo rischio di impatto ambientale da metalli di origine agricola ed extra-agricola (biomasse di rifiuto, fitofarmaci, deposizioni atmosferiche).

Si tratta quindi di studi che vengono svolti nel sito di Ravenna, presso il campo sperimentale gestito dal Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) con il coordinamento del Dipartimento di Agronomia dell'Università di Bologna, dove fin dal 1988 viene condotta una sperimentazione che contempla la somministrazione annuale di fanghi di depurazione urbana ai suoli, e dove è stato valutato l'andamento delle diverse forme chimiche nelle quali si vengono a trovare i metalli pesanti apportati al suolo stesso. I risultati ottenuti hanno mostrato che dopo otto anni di somministrazione di fanghi al terreno non si sono verificati accumuli significativi nel suolo dei metalli pesanti apportati ma fenomeni di mobilizzazione e ridistribuzione degli inquinanti tra le diverse componenti organiche ed inorganiche del suolo che hanno in alcuni casi comunque comportato una maggiore biodisponibilità di tali elementi per le colture.

Si continuano peraltro gli studi presso l'azienda dell'Istituto Sperimentale Agronomico di Foggia, ove viene utilizzato compost da RSU, e dove non sono state evidenziate variazioni relativamente al contenuto di metalli pesanti nei suoli. Considerando d'altra parte che l'esperienza è iniziata soltanto da due anni, i risultati ottenuti sono da considerarsi preliminari. In tale ambito vengono inoltre effettuati studi di confronto tra diverse metodologie analitiche per individuare una tecnica unica che permetta di valutare la quota considerata "biodisponibile" di tutti i metalli in esame, tenendo conto che l'estraibilità dei metalli dal suolo varia in funzione di numerosi parametri tra cui l'attività degli ioni metallici in soluzione, la selettività di estrazione, la quantità totale di metalli pesanti presenti o apportata, il pH, il tenore in sostanza organica, la capacità di scambio cationica, la percentuale di argilla, etc. L'efficacia di un estraente viene infatti giudicata in base alla più o meno elevata correlazione esistente tra contenuto in "assimilabile" di un certo metallo e la quantità dello stesso asportata dalla coltura. Le numerose esperienze condotte dalla Sezione di nutrizione minerale in diverse realtà sperimentali hanno portato a concludere che non sempre tali correlazioni vengono stabilite utilizzando tecniche di estrazione singola per valutare la quota "assimilabile" dei metalli.

Va citato peraltro lo studio intrapreso nel 1998 presso l'azienda Castello di Modanella (Siena) di proprietà dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Arezzo sul trattamento fitosanitario convenzionale e biologico della vite, con l'intento di valutare l'accumulo di Cu apportato con i diversi fitofarmaci, nonché gli effetti sulla biomassa microbica.

I risultati ottenuti hanno evidenziato un maggiore contenuto di Cu nel suolo del vigneto biologico, in forma sia totale che biodisponibile. Infatti le condizioni climatiche del sito ed il tipo di prodotti fitosanitari utilizzati per la lotta alla peronospora, hanno comportato una più elevata somministrazione di Cu nel vigneto biologico rispetto al vigneto convenzionale, per un numero di trattamenti pressoché uguale. La biomassa microbica tellurica, che svolge un ruolo chiave nel determinare la fertilità biologica di un suolo, ha manifestato stati di alterazione più o meno evidenti, imputabili alle diverse modalità di conduzione dei due vigneti.

Lo studio iniziato nel 1998 volto a valutare l'interazione tra cationi del complesso di scambio e metalli pesanti, con particolare attenzione alla dinamica del potassio ha consentito di evidenziare l'influenza di differenti dosi di Cu e Zn aggiunti ad un suolo agrario sulla dinamica delle basi di scambio (Ca, Mg, Na e K), in un sistema aperto di laboratorio mediante l'utilizzo di colonne cromatografiche. I percolati si sono ottenuti utilizzando due tipi di soluzione acida, al fine di simulare le condizioni delle sempre più frequenti piogge acide. Alla fine dei cicli di percolazione è emerso che il massimo rilascio di cationi scambiabili si è verificato nella tesi dove è stato aggiunto solo Cu, mentre il rilascio minore è stato rilevato in quelle di controllo. Le dosi aggiunte dei due metalli, hanno provocato una lisciviazione delle basi scambiabili di entità maggiore rispetto alle quantità degli stessi metalli aggiunti al sistema.
Nella seconda parte dello studio è stato monitorato l'effetto derivante dalle diverse aggiunte di potassio sul suolo sottoposto ad un ciclo di dry-wetting ed in particolare il comportamento delle argille ed una loro eventuale trasformazione.

Si intende proseguire la ricerca ponendo attenzione al processo di fissazione del potassio e del NH4+ da parte degli stessi suoli valutando in particolare come alcune argille pure, molto simili per certi comportamenti alla fase argillosa del suolo, interagiscono tra loro influenzando la fissazione reciprocamente, nonché le possibili interazioni con i metalli pesanti.

Per quanto riguarda l'attività straordinaria la Sezione di Nutrizione Minerale conduce ricerche afferenti al Progetto Finalizzato Panda Nucleo 2 "Elementi indesiderati", che si propone come obiettivo principale quello di monitorare il potenziale movimento delle sostanze inquinanti apportate con l'uso agricolo di fanghi di depurazione e compost nel sistema suolo-pianta. Si intende quindi studiare la migrazione dei metalli stessi lungo il profilo del suolo nella loro forma totale e assimilabile e contemporaneamente valutare le asportazioni da parte della coltura che quest'anno sarà il frumento, al fine di redigere un vero e proprio bilancio dei metalli apportati al suolo con i fanghi di depurazione nelle tre forme fisiche: liquido, disisdradato e compostato. Ciò consentirà di valutare il reale pericolo di impatto ambientale da parte dei metalli nei confronti delle acque superficiali e profonde, nonché della catena alimentare.

Si prevede inoltre, al fine di poter offrire termini di valutazione nei confronti delle attuali normative, di estendere questo tipo di indagine a diverse realtà pedoclimatiche del territorio nazionale attraverso un coinvolgimento delle Regioni interessate alle problematiche di impatto ambientale da elementi indesiderati, nonché a quelle dello smaltimento dei fanghi di depurazione, il cui utilizzo in agricoltura può costituire un valido contributo alla soluzione delle problematiche stesse.

Diversi studi sono poi in corso aventi lo scopo di investigare sull'effetto della somministrazione del fosforo (P) sulle caratteristiche di adsorbimento e di disponibilità fosforica dei suoli. Altre ricerche riguardano studi di confronto di diversi metodi per la determinazione del P assimilabile del terreno. Tali metodi includono i metodi "classici" che usano estraenti chimici, più metodi innovativi che usano resine a scambio anionico e strisce di carta impregnata di ossidi di ferro. Queste ultime due procedure sono considerate "non distruttive", dato che esse non reagiscono con il suolo, ma agiscono da serbatoio che adsorbe e ritiene il P che entra nella soluzione del suolo. In questo modo, basse concentrazioni di P vengono mantenute nella soluzione estraente (acqua distillata o soluzione diluita di cloruro di calcio), il che favorisce l'ulteriore rilascio di P dal suolo. Recentemente, è iniziata una ricerca riguardante suoli aventi una forte concentrazione di P disponibile, dovuta a continue e pesanti somministrazione di P (come concime chimico o/e organico). Tali studi appaiono molto interessanti dato che l'accumulo di P nel suolo può incrementare i) la quantità di P che può essere ceduta alle acque di scorrimento superficiale, e ii) le perdite di P lungo il profilo del terreno.

Sempre relativamente alla dinamica del fosfato, viene condotto uno studio volto alla valutazione dell'effetto di diversi tipi di fertilizzanti fosfatici sulla estraibilità del fosfato nel suolo. Si procede quindi, sui terreni caratterizzati da diverso pH e quindi da differente contenuto in calcare, alla valutazione della estraibilità del fosfato e delle proprietà di adsorbimento fosfatico dopo un anno e mezzo e due anni dalla somministrazione di P, proveniente da differenti tipi di fertilizzanti (fosfato di potassio, superfosfato, roccia fosfatica, roccia fosfatica parzialmente acidulata, scorie Thomas, concime fosfatico organo-minerale). Viene determinato nel controllo e nelle varie tesi il contenuto di P assimilabile secondo i seguenti metodi: Olsen, Mehlich 3, Bray 1 e Bray 2, Egner, acqua distillata, soluzione di cloruro di calcio, resine a scambio anionico e strisce di carta impregnata con ossidi di ferro. Sugli stessi campioni, agli stessi intervalli di tempo, vengono determinati alcuni parametri di adsorbimento fosfatico quali la concentrazione di P all'equilibrio in soluzione (EPC) ed il fabbisogno fosfatico standard (SPR). L'EPC viene definito come la concentrazione di P, in equilibrio con un campione di terreno, per cui non si verifica né adsorbimento né desorbimento di P dal suolo. Questo parametro, correlato al fattore "intensità" del P del terreno, risulta importante nel determinare quantità e direzione degli scambi tra P solubile e P particolato (legato ai colloidi del suolo) che possono aver luogo durante il trasporto di sedimenti in una corrente di flusso. L'EPC può fornire utili informazioni sulla capacità potenziale di suoli e /o sedimenti a cedere o adsorbire P, quando messi in contatto con acque di ruscellamento (runoff) o bacini d'acqua. Il fabbisogno fosfatico standard (SPR) rappresenta la quantità di P adsorbito da un terreno in corrispondenza di una concentrazione standard di P in soluzione

Altro studio che la Sezione ha in corso è quello sulla fitodecontaminazione, con l'obiettivo di contribuire a risolvere il problema del recupero ambientale di suoli contaminati da metalli pesanti, attraverso l'insediamento di specie vegetali iperaccumulatrici. In particolare in un sito di studio rappresentato dal campo sperimentale di Villa Celimontana dell'ISNP, l'obiettivo è quello di determinare le capacità fitoestrattive nell'intero ciclo vegetativo della Brassica napus nei confronti del cadmio, dello zinco e del rame, per valutare l'idoneità di tale specie vegetale di interesse agro/industriale ad essere utilizzata in tecniche di fitodecontaminazione.

In un altro sito di indagine, costituito dalla Azienda Castello di Modanella (Siena) dell'Istituto di Viticoltura, SOP di Arezzo, l'obiettivo finale è quello di valutare se si verifica un accumulo di rame differenziato a seconda del tipo di vegetazione spontanea presente nel cotico erboso dei due vigneti sottoposti a trattamento fitosanitario biologico e convenzionale. Ciò al fine di predisporre la semina delle specie con maggiore capacità fitoestrattiva per contribuire in modo naturale al controllo dei livelli di rame nei suoli che, con trattamenti fitosanitari ripetuti negli anni, presentano concentrazioni elevate in questo elemento.

L'attività ordinaria della Sezione si concretizza anche in ricerche relative allo studio delle qualità funzionali di suoli agrari ammendati con biomasse di recupero e sottoposti al passaggio delle macchine agricole. L'obiettivo può essere identificato nel miglioramento delle qualità funzionali dei suoli agrari sottoposti a condizioni di stress fisico-meccanico (compattati, provvisti di suola di lavorazione, impoveriti nel contenuto di sostanza organica, ecc.). Tale obiettivo sarà perseguito su terreni "difficili" ovvero caratterizzati da una tessitura con una componente elevata di argilla e limo, frequenti nel nostro Paese. Per la conduzione del programma di ricerca vengono impiegate sia biomasse di risulta delle attività civili e agro-industriali, trasformate in risorse per il settore agricolo, che tecniche più rispettose delle qualità funzionali del suolo, quali l'uso di macchine idonee alle lavorazioni richieste e di trattrici equipaggiate con sistemi di mobilità innovativi, l'adozione di calendari di lavoro con un ridotto numero di passaggi in campo, ecc. La sperimentazione ha come oggetto alcune colture arboree ed ortive su suoli gestiti con tecniche diverse (lavorazioni tradizionali e minime, inerbimento, ammendamento, ecc.). I parametri fisico-chimici e fisico-meccanici presi in considerazione per perseguire l'obiettivo sopradescritto sono: massa volumica, stabilità di struttura, resistenza alla penetrazione, resistenza al taglio, granulometria, frazione argillosa, sostanza organica, macroelementi.

L'attività straordinaria prevede inoltre una nuova indagine afferente ad un Programma di ricerca finanziato dal CNR sul riciclo dei reflui nel sistema agro-industriale. Il titolo della ricerca è "Utilizzo agricolo e gestione agronomica dei reflui zootecnici e valutazione dei rischi da metalli pesanti" ed ha come obiettivo lo studio dei limiti di impiego, attraverso prove sperimentali sia di campo che di laboratorio, di reflui zootecnici contenenti metalli pesanti. Fine ultimo dell'indagine è l'elaborazione di un set di dati utili a predisporre una normativa sui limiti dei metalli pesanti apportabili al suolo attraverso reflui zootecnici, in accordo con le normative nazionali e comunitarie che regolano lo smaltimento di biomasse.

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