Campionamento per analisi acuqe - Saggi Biologici
La scelta di posizioni di campionamento rappresentative,
la frequenza di campionamento, il tipo di campioni prelevati, ecc., dipendono
dallo scopo di indagine.
A seconda del tipo di indagine (per esempio prove di tossicità o di biodegradazione)
ed il modo in cui i campioni devono essere ulteriormente trattati, è necessario
dividerli in differenti aliquote, che vengono protette da agenti che le possano
alterare e/o conservate e lavorate in diverse maniere.
Se sono stati prelevati parecchi campioni (per esempio da differenti ubicazioni
o in tempi diversi), è possibile combinarli in modo da ottenere una rappresentatività
superiore. Questi campioni dovrebbero essere accuratamente mescolati e, se
necessario, dovrebbero essere suddivisi in sottocampioni. Per ottenere sottocampioni
di qualità costante è necessario accertarsi che il campione collettivo sia
omogeneo durante il sottocampionamento, per esempio per agitazione o scuotimento
continui. Ciò vale in particolare nel caso di miscele bifasiche, per esempio
nel caso di acque contenenti particelle sospese e sospensioni di alghe. Si
consiglia di impiegare un’apparecchiatura di campionamento con dispositivo
di raffreddamento, quando vengono combinati parecchi campioni prelevati a
parecchi tempi diversi.
Il volume, la forma ed il materiale dei recipienti dipendono dalla natura
del campione (per esempio: degradabilità/stabilità), dal numero di repliche,
dal volume richiesto per questi saggi e dalla necessità della protezione e
della conservazione dei campioni prima dell’ulteriore lavorazione. Dovrebbe
essere minimizzato il tempo necessario per il congelamento (come pure quello
per il disgelo), e ciò si ottiene riducendo il volume del campione, cioè le
dimensioni del contenitore. In generale è opportuno impiegare per il congelamento
recipienti da un litro. Per saggi che richiedano volumi maggiori, il campione
dovrebbe essere diviso in recipienti che non contengano più di 10 L. Fino
al momento in cui sia stata fatta la valutazione finale, dovrebbero essere
tenuti da parte sottocampioni residui, congelati separatamente.
Il volume totale di campione prelevato dovrebbe essere sufficiente a soddisfare
l’esigenza di effettuare qualsiasi sperimentazione supplementare o di ripeterla.
Il materiale dei contenitori dovrebbe essere chimicamente inerte, bisogna
poterlo pulire facilmente e dovrebbe essere resistente al riscaldamento ed
al congelamento. Si consigliano contenitori di vetro, polietilene o politetrafluoroetilene
(PTFE).
Per decidere se i contenitori debbano essere riempiti completamente fino all’orlo
o solo parzialmente (presentando uno spazio libero per l’aria), occorre tenere
conto del tipo di campione, del modo di conservazione protettiva e del tipo
di saggio biologico previsto.
Problemi collegati al riempimento parziale possono essere:
- intensificazione dell’agitazione durante il trasporto, che dà luogo alla rottura degli aggregati di particelle;
- interazione con la fase gassosa, che dà luogo ad asportazione (strappo, distacco);
- ossidazione di sostanze, che dà luogo per esempio alla precipitazione di metalli pesanti.
Problemi collegati al riempimento completo possono essere:
- impoverimento di ossigeno con possibilità di decomposizione: ciò dà luogo alla formazione di metaboliti tossici (per esempio nitriti, solfuri);
- omogeneizzazione insoddisfacente come conseguenza dello scuotimento o dell’agitazione di tutto il volume.
Nel caso in cui per la conservazione si preveda il congelamento comunque,
per rendere possibile l’espansione del volume, i contenitori dei campioni
non dovrebbero essere riempiti completamente.
I campioni raccolti dovrebbero essere protetti dalla rottura, dagli aumenti
di temperatura e dalla contaminazione esterna.
Si eviti l’identificazione errata, nel caso campioni trasportati nel ghiaccio
fondente, usando solo pennarelli indelebili per le scritte ed etichette con
adesivo resistente all’acqua.
E’ impossibile indicare per la conservazione protettiva delle regole assolute,
per esempio la durata della conservazione, poiché ciò dipende dalla natura
del campione, specialmente dalla sua attività biologica. Rispetto alle acque
superficiali, alle acque trattate ed alle acque reflue grezze, le acque potabili
e quelle sotterranee in generale subiscono meno facilmente alterazioni chimiche
e biologiche.
E’ necessario inoltre ricorrere ad alcuni accorgimenti supplementari che sono i seguenti:
- Per evitare variazioni nella composizione originaria come conseguenza di reazioni chimiche, processi fisici e/o processi biologici, è preferibile mettere in lavorazione i campioni per i saggi biologici subito dopo averli raccolti. A temperatura ambiente (al massimo 25 °C) la durata massima di conservazione non dovrebbe superare le 12 h.
- Per impedire la crescita di alghe, i campioni dovrebbero essere tenuti al buio.
- Si consigliano il raffreddamento o il congelamento, se i saggi devono essere effettuati immediatamente dopo il campionamento (o dopo la preparazione dei campioni), per esempio quando si preparano campioni compositi. Dopo il campionamento, il raffreddamento dovrebbe iniziare al più presto possibile, o direttamente sul luogo del campionamento, per esempio in scatole fredde con ghiaccio fondente, o in un frigorifero nel veicolo adibito al trasporto.
- Il modo più comune e consigliato di conservare i campioni di acque reflue è quello di raffreddare tra 0 °C e 5 °C. Se raffreddati in questo intervallo e conservati al buio, per la massima parte i campioni sono stabili fino a 24 h (vedere ISO 5667-10).
- Se devono essere effettuati saggi biologici, non dovrebbero essere utilizzati conservanti biocidi. Per stabilizzare i campioni non si consiglia nemmeno l’utilizzo di acidi o di basi molto concentrati, per esempio NaOH o HCl.
Se le tecniche di conservazione per l’analisi chimica e per i saggi biologici
non sono compatibili, per differenti scopi si dovrebbero mettere da parte
dei sottocampioni separati.
Tipo, forma e materiale dell’attrezzatura tecnica dipendono dalla prova e
dalla natura del campione. Tutti i materiali che vengono a contatto con il
campione di prova dovrebbero essere tali da mantenere al minimo le interferenze
dovute ad assorbimento, a diffusione del materiale di prova o a eluizione
di materia estranea (per esempio plastificanti) o a crescita di organismi.
Sono adatti materiali inerti, per esempio vetro, PTFE. Le connessioni tra
i tubi dovrebbero essere il più possibile corte e dovrebbero essere sostituite
di tanto in tanto. È necessario evitare la contaminazione del materiale di
prova, dovuta per esempio al grasso di levigatura o di molatura, proveniente
dai tappi o dai raccordi. Non sono adatte le tubazioni fatte di rame, leghe
di rame o di plastiche non inerti.
Prima dell’utilizzo, l’apparecchiatura e l’attrezzatura dovrebbero essere
pulite con mezzi adatti, per esempio acido cloridrico, idrossido di sodio,
detergenti, etanolo, acido solforico/acqua ossigenata e se opportuno, occorre
anche effettuare una sterilizzazione per via termica o per via chimica (per
esempio con soluzione di ipoclorito). Non dovrebbe essere usato acido cromosolforico.
Lavando ripetutamente l’apparecchiatura con acqua distillata (o con acqua
dello stesso grado di purezza) si è sicuri di non lasciare tracce di agente
di disinfezione o di pulizia. Prima del lavaggio finale con acqua distillata,
si consiglia un lavaggio acido per eliminare in maniera efficace le tracce
dell’utilizzo precedente.
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